7.a settimana dal trasloco,… luglio col bene che ti voglio….ahiahiaiai
Il meteo ballerino, con piogge quotidiane o notturne e tempo umidiccio con nubi che salgono,scendono, stazionano non invoglia particolari gite fuori porta ma permette ulteriori sistemazioni in casa, montaggio di mobili, pulizie… insomma un pezzettino alla volta questo faticoso puzzle procede e si incomincia a vederne la fine.
In casa però non è assolutamente considerato l’ozio contemplativo… soprattutto se viene fuori un’occhiata di sole un po’ più decisa e promettente, per cui mercoledì, malgrado nuvole e nuvolette che però salendo sembravano volersi dissolvere, abbiamo preso l’auto in direzione Paneveggio. Il posto è veramente splendido e malgrado le ferite inferte da Vaia il bosco è sempre molto affascinante, quasi fatato con quei tronchi coperti dal muschio che improvvisamente risplende sotto un raggio di sole e con i cinguettii di uccelli che si fan sentire ma si guardano bene dallo svelarsi.
Ci siamo fermati a vedere e fotografare i cervi che sono talmente abituati ai turisti (debitamente tenuti a distanza dalla recinzione) al punto che si avvicinano alla rete mendicando e sperando in un pezzo di pane (non si fa, però per i bimbi è una gioia interagire…).
Di lì siamo andati alla passerella sulla forra del Travignolo . Molto particolare e suggestiva con l’acqua che romba e turbina di salto in salto… tutta la zona meriterà ulteriori visite, fuori dai periodi “caldi” turisticamente parlando. C’è un sentiero naturalistico, e poi c’è da andare a passeggiare in val Venegia, piccola zona protetta alla base delle Pale di San Martino.
Di lì siamo poi partiti per il periplo delle Pale, in auto ovviamente, passando da Falcade, Agordo, Belluno, Feltre e poi di nuovo a casa.
Invece venerdì 7/7 la giornata si è prospettata magnifica fin dal mattino, per cui viene programmata una piccola gita a scoprire una zona che non conoscevamo assolutamente : passo Duran (sopra Agordo) da dove siamo partiti alla volta del rifugio Carestiato, sotto la parete della Moiazza.
Il panorama è veramente bello e spazia in lontananza. L’ambiente circostante il rifugio molto bucolico e ahimè molto affollato (buon per i rifugisti che avevano tanti avventori, meno per noi che speravamo in maggiore tranquillità).
La parete della Moiazza incombe e sembra quasi di toccarla con la mano. In lontananza si sentono voci di gente che arrampica. C’erano due mezzi della Guardia di finanza per cui probabilmente erano loro con le loro esercitazioni in parete per il soccorso.
Scendendo abbiamo usato solo la strada forestale che passa in un bosco bellissimo , fitto quasi selvaggio. Quasi mi aspettavo di vedere un cerbiatto brucare in una delle radure, ma se anche c’era , era molto ben nascosto visto il passaggio di persone.
Dal passo poi , dopo aver ammirato il paesaggio verso Il Civetta e il monte Pelmo, siamo poi rientrati a casa facendo nuovamente un percorso ad anello, scendendo in val di Zoldo , percorrendo una strada che attraversa numerosi paesini dove il passaggio tra le case è cosi stretto che è solo per un’auto alla volta … e poi di lì nuovamente Belluno, Feltre, casa….
E la prossima settimana ? Chissà… si vive alla giornata e ogni giornata può essere diversamente fantastica o fantastica diversamente...
Ma intanto che aspettavo di completare questo articolo per pubblicarlo, un’altra settimana è passata e qualche altra esplorazione c’è stata per cui… tornate qui se vi va di girare con me






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