Trasloco puntata 2.

Che lo dico a fare? 

Tutti quelli che hanno affrontato un trasloco lo sanno benissimo…. 


Parte prima: impacchettare, cercare di eliminare, buttare e regalare , e il tutto magari in tempi strettissimi (quest’ultimo trasloco lo abbiamo organizzato in 60 giorni e in due step ). 

E già qui , aggiungendoci lo stress dei saluti alle persone importanti, alle mille e una gestione di criticità , dubbi, decisioni da prendere ecc, è  un bell’affare e soprattutto un bell’accumulo di stanchezza.


Parte intermedia : trasloco di quanto stava nel box e in cantina per incominciare a togliersi di torno una bella quantità  di cose (ovviamente tutte irrinunciabili) ma che non debbano andare in casa, cosicché il box possa diventare il contenitore di tutti gli scatoloni che si andranno a preparare in casa (e sono tanti perché io ho l’incredibile abilità di stipare ogni singolo spazio vuoto fino all’inverosimile, e ovviamente non con l’organizzazione e l’ordine di una Marie Kondo a caso)


Parte seconda : trasloco vero e proprio, con operatori del settore selezionati in precedenza , ma che ovviamente non rispettano esattamente quanto pattuito e sembrano più scaricatori di porto da film che non professionisti del settore . Qui la testa incomincia a girare perché  ci si rende conto che quanto deciso in precedenza sulla carta non va bene, perché la mancanza di organizzazione dei traslocatori fa sì  che la programmazione del marito vada a pallino, perché hanno caricato, e quindi scaricato, tutto a culo, perché il mondo dei traslochi è estremamente maschilista e non puoi dire nulla che tanto fanno come gli pare, perché anche se ti sei scritta tutto non ti ricordi più un tubo, anche rileggendo, perché non puoi far nulla ma devi essere presente perché ogni tanto ti chiedono questo o quello, e perché incominci a essere veramente esausta.

Ed ecco che arriva il tardo pomeriggio : ti guardi attorno vedi montagne di scatoloni e ti prende lo sconforto perché non sai mica da dove incominciare, e ti mancano tutti i tuoi riferimenti, le tue confort zone, dalla tua cucina bella efficiente per poter cucinare come piace a te, all’angolino dove ricami tanto volentieri, dalla tv funzionante alla doccia dei tuoi sogni. Niente , o quasi nulla, di come lo avevi immaginato è a posto ma bisogna procedere… insomma “testa bassa e pedalare” perché la bicicletta voluta è arrivata e reclama che tu la usi.


Fortunatamente ho un marito che ragiona in termini “un boccone alla volta il topolino mangia un elefante” per cui gli scatoloni vengono aperti uno dopo l’altro… qualcosa va subito al suo posto definitivo, qualcos’altro viene momentaneamente parcheggiato qui e là in attesa di destinazione.

Sembra quasi di giocare a tetris, ma in modo più faticoso (giusto un cicinin).

E fortunatamente il giorno dopo arriva anche il nuovo letto, dove si dormirà il sonno dei giusti, e dove soprattutto si potranno stipare tante cose (anche qui avrei da dire la mia : ma perché quando ti vendono un letto contenitore non lo dotano di serie di contenitori morbidi riempibili già calcolati a misura di incastri vari? Almeno, visto che uno ci ripone solitamente piumoni, biancheria letto/casa e alle volte indumenti stagionali, non deve stressarsi per andare in giro a cercarli per riporre i tessili in ordine. Mi sembra impossibile che nessuno ci pensi)


E comunque i giorni passati dal d-day del trasloco vero e proprio sono ormai sei, di cose ne sono state fatte tante, compresi alcuni acquisti e alcune pratiche burocratiche indispensabili (manca ancora pratica spazzatura e scelta del medico). E intanto però la stanchezza si accumula anche se piano piano vedi che le cose vanno al loro posto. 

Lo scoramento dei primi momenti e il pensiero “chi me l’ha fatto fare” vengono rintuzzati e anche se il tempo non regala giornate limpide ti godi il silenzio dei dintorni e della notte, il cinguettio degli uccelli (peccato solo che anche a questo giro c’è una tortora maledetta che continua a tubare); ti godi la spesa nei negozietti vicini dove ti dicono “diamoci del tu che tanto siamo vicini” (qualcuno ha già raccontato di noi ovviamente), o dove ti dicono, al momento di pagare e tu affannosamente stai cercando gli spicci, “fai con calma, non c’è mica fretta (!)”; e ti godi una passeggiata nei dintorni incontrando una ragazzina che ti saluta con un sonoro “ciao”, e dove ti accorgi che qualcuno ti saluta, ma è uscito a salutare con la scusa di chiudere il cancello per osservare cosa fanno quei foresti ( e per fortuna c’è ancora il controllo di vicinato, sarà anche fastidioso alle volte ma quando esiste e resiste sai che sei al sicuro, che qualcuno controlla e facendosi i fatti tuoi verifica che non ci siano malintenzionati in giro)…


E poi un semplice passaggio in auto sopra un fiume, tornando dalla città  (Feltre - 20647 persone- città!) ti fa fermare e godere di una magnifica cascata (cascata Ponte Serra) : ecco in quel momento ti rendi conto che la tua vita ha preso un’altra strada in modo ormai definitivo, che adesso oltreché una coppia in pensione che ha deciso per un cambio drastico di vita , sei una pensionata in vacanza con davanti a te posti nuovi da scoprire e vedere, posti vecchi tanto amati da rivedere facendo poca strada, punti di riferimento da trovare (parrucchiere, estetista, palestra, dottore, laboratorio analisi, chiesa -questo con calma non sono cosi “praticante”, ) negozi e negozietti da sperimentare, nuove sfide da affrontare (alcuni rifacimenti in casa), nuove persone da conoscere e con cui stringere relazioni… un po’  alla volta , con calma e spirito di adattamento.


A questo punto mi auguro ovviamente che i vari pezzi mancanti del puzzle vadano a posto, che piano piano la stanchezza lasci spazio a gite e passeggiate, che io possa tornare ai miei hobbies preferiti e che salute e buon umore non ci abbandonino mai.

Mancano i figli, questo si, e tanto. Uno era relativamente vicino e almeno una volta alla settimana lo vedevo, per l’altro ero già abituata essendo da tanti anni ormai molto lontano. In un certo senso mi sono anche allontanata da tante persone importanti per me ma confido con il fatto che essendo poco distante dalle montagne più belle del mondo (le dolomiti) a turno vengano a trovarmi usandomi come pezza d’appoggio.. e quindi alla fine forse le vedrò più spesso.


Di sicuro in questi giorni ho  capito  perfettamente la frase di un mio ex vicino che , salutandoci e vedendoci piuttosto sconvolti,  ci ha detto “ per il prossimo trasloco voglio essere sposato ad una ricca, ma così ricca, ma cosi tanto ricca, che non dovrò nemmeno traslocare le mutande”.

Sicuramente sarebbe stato meno stancante e più divertente ma come dice il proverbio? “ di necessità si fa virtù”


Ad majora




 

Commenti

  1. Lettura scorrevole e chiara.Brava:voto ,9.30..

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