Sabato 25/6 : piccolo dislivello per ricominciare, grandi premi a gratificare

 Sabato sveglia con tempo splendido, cielo azzurro intenso grazie al temporale di venerdì e allora?

Allora mi tocca, eh sì mi tocca far fatica.

La meta? Assolutamente sconosciuta. Unica indicazione : si sale sopra Imer, dopo la diga (comune del Primiero che si trova ai confini con Mezzano e prima di Fiera di Primiero). 

Una breve relazione mi dice che si arriverà al rifugio Vederna, sopra al quale , con breve passeggiata (secondo relazione ma si rivelerà  una bufala almeno per la sottoscritta) si può arrivare ad una grande croce posizionata dagli alpini di Imer.

Infilare la val Noana è già di per se un’avventura per il guidatore. Strada molto stretta, gallerie non illuminate dove si spera solo di non incrociare altre auto in senso inverso, ma imperterriti continuiamo e imbocchiamo  la strada forestale (percorribile solo di sabato e domenica). 

Lì veramente , pur non essendoci punti esposti perché scorre in un bosco (dove stanno lavorando i forestali abbattendo abeti colpiti dal bostrico ahimè) l’impegno alla guida si fa notevole… innanzi tutto la strada è molto ripida per cui sembra più stretta e impossibile di quanto non lo sarà in discesa, e poi non è strada asfaltata ma ciottolosa con guadi (adesso quasi asciutti per fortuna), tornanti e strettoie.. Diciamo che non è per tutti . Capisco chi si ferma al parcheggio sotto e raggiunge il rifugio a piedi ; idea che non mi ha minimamente sfiorata visto che sono 600 metri di dislivello , e belli ripidi, anche perché non ero io a guidare e del mio autista ho completamente fiducia.

Quando si esce dal bosco per arrivare dove ci sono il rifugio e una manciata di baite con chiesetta, lo stupore ci assale. 

Incredibili pascoli verdi, alberi qui e là, panorama su vette feltrine… sembra di essere in uno di quei dipinti immaginati da antichi pittori. Sarà il sole che splende che fa brillare l’erba bagnata e ripulita dalla pioggia del giorno prima, sarà che la conca ha una forma e un aspetto molto bucolici, saranno le baite, poche e distanziate ma assolutamente fuse con l’ambiente , saranno i pascoli in parte ancora alti in parte già tagliati , saranno le montagne alte, ma non altissime a far da cornice, ma la vista dell’ insieme infonde pace e serenità.



In ogni caso dopo aver parcheggiato l’auto e aver provvidenzialmente prenotato per il pasto (scenderemo per le due), ci avviamo su una strada bianca a pendenza costante per raggiungere la croce.

Dopo aver sputato sudore e sangue (la sottoscritta) anche a causa del non allenamento , del sole a picco e del caldo (che non sopporto proprio più), e aver ammirato i fiori che costeggiano a profusione i lati della strada,



 aver usufruito di qualche chiazza di alberi cercando ristoro, arriviamo ad un alpeggio e svoltando a destra incominciamo a intravvedere tra gli alberi le Pale di San Martino a sinistra mentre di fronte abbiamo le dolomiti feltrine, meno famose delle blasonate sorelle del Cadore e del Primiero ma ugualmente molto belle.




Superiamo un avvallamento con un abete solitario dove si rifugiano i cavalli bradi a godere dell’ombra, e si scende ripidamente per una ventina di metri di dislivello a raggiungere la croce e la balconata con un panorama incredibilmente vasto , bello , da consumare con gli occhi: ai piedi il Primiero con le sue case, le sue attività produttive, il suo traffico, di fronte da sinistra tutto il gruppo delle Pale che ben si raccorda tra boschi e pascoli alle dolomiti feltrine sulla destra. E intanto io penso che tutte queste discesine appena fatte me le ritroverò come salite al ritorno (!)





Anche un macaone viene a svolazzare velocissimo di fiore in fiore e un incredibile bdc mi regala una splendida foto su sei tentativi.



Ci concediamo una sosta meditativa sia per ammirare il panorama che per scattar foto che per riprendermi (io) e si ritorna lemmi lemmi indietro (sempre io a rallentare), arrivando infine al rifugio 



dove ci attendeva un premio goloso : io gnocchi di polenta con trentigrana e riduzione di vino rosso, Gab un fantastico Larin alla piastra con ricco contorno. 

E ovviamente non mi sono lasciata scappare il dolce : yogurt casalingo con miele e castagne…



Questo è uno di quei posti, sicuramente molto frequentati “in stagione”,  dove torneremo magari in una bella giornata autunnale per godere di altri colori, e altra temperatura dell’aria (e regalarmi altre golosità ).


Commenti

Post popolari in questo blog

Storia di un cambiamento di vita

7.a settimana dal trasloco,… luglio col bene che ti voglio….ahiahiaiai

Ricominciamo a girare